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Chi decide i prezzi delle case?  

Dati, dinamiche e malintesi del mercato immobiliare italiano

Il mercato immobiliare ha un talento raro: riesce a far arrabbiare tutti.
Quando i prezzi salgono, protestano gli acquirenti. Quando scendono, i proprietari. Ma più del prezzo giusto, ciò che manca è la comprensione: perché i prezzi cambiano? Chi li decide? E soprattutto: cosa si può fare per governarli?

In questo articolo proviamo a rispondere con dati e fatti, smontando qualche falsa convinzione. Fonti: ISTAT, Eurostat, Cresme e Centro Studi Tortuga.

Una fotografia del mercato italiano

  • Il 70,8% delle famiglie vive in una casa di proprietà (ISTAT).
  • Oltre 9 milioni di abitazioni risultano vuote o non occupate stabilmente (ISTAT).
  • In Italia ci sono 599 case ogni 1000 abitanti, record europeo (Eurostat).
  • Quasi il 40% dei proprietari tiene l’immobile vuoto per paura di affittarlo.
  • Un +1% di annunci Airbnb porta a +6,7% dei prezzi di vendita (Tortuga).

Siamo un Paese di proprietari, con moltissime case inutilizzate, un mercato dell’affitto debole e una domanda concentrata in poche città.

Chi decide i prezzi?

Il prezzo nasce dall’incontro tra domanda e offerta, ma nel mattone questo incontro è condizionato da fattori strutturali, culturali e politici:

  • Domanda: può cambiare rapidamente (migrazioni, stipendi, mutui, attrattività di quartieri).
  • Offerta: è rigida, costruire richiede tempo, spazi e burocrazia.
  • Cultura: in Italia la casa è bene rifugio, più che un servizio abitativo.

Nel breve termine i vincoli contano più delle intenzioni. Sul lungo periodo le politiche possono fare la differenza.

Quando i prezzi salgono Milano è il caso più noto: +50% in dieci anni, con forte crescita di popolazione dal 2010. Oggi il 60% dei residenti è arrivato dopo quella data.
Il problema: poche nuove abitazioni, appena 1,8 per 1000 abitanti l’anno, contro le 8 di Parigi o le 5 di Berlino.

A spingere i prezzi contribuiscono:

  • popolazione in aumento,
  • nuclei familiari più piccoli,
  • riqualificazioni urbane,
  • infrastrutture e sedi aziendali,
  • mutui a basso costo,
  • redditi più alti in aree specifiche,
  • investimenti e affitti brevi.

Quando i prezzi scendono In molte aree italiane il problema è opposto.
A Roma nel 2020 i valori erano -25% rispetto al 2010, oggi ancora -13% (ISTAT).
Fuori da 5-6 città i prezzi stagnano o calano, perché:

  • la popolazione cala o invecchia,
  • il patrimonio è vecchio e costoso da ristrutturare,
  • la domanda scarseggia.

 Il paradosso delle case vuote Come può esserci una crisi abitativa con 10 milioni di case vuote?
Perché spesso sono in zone sbagliate, in cattive condizioni o tenute ferme dai proprietari.
Il timore principale è la morosità: uno sfratto dura 5-12 mesi, e le tasse vanno pagate anche se l’affitto non viene riscosso. Molti scelgono di non affittare o di rivolgersi agli affitti brevi, meno rischioso e più redditizio.

Affitti turistici: problema o no? Secondo Tortuga, +1% di case su Airbnb = +6,7% dei prezzi di vendita.
Il fenomeno però riguarda quasi solo zone turistiche e di pregio:

  • nel 10% dei comuni non ci sono annunci,
  • la media è 9 annunci ogni 1000 abitazioni.

Gli affitti brevi hanno quindi impatto reale, ma limitato a contesti specifici.

Le soluzioni possibili Per contenere i prezzi o rivitalizzare il mercato servono politiche sull’offerta, non solo sulla domanda.

  1. Costruire di più
    In Italia si realizzano 1,7 case per 1000 abitanti l’anno, contro le 5,7 in Francia e le 6,5 in Svezia (Cresme). Servono nuove costruzioni in aree collegate e attrattive.
  2. Agevolare l’affitto sicuro
  • riduzione IMU per chi affitta a canoni calmierati,
  • fondi pubblici contro morosità,
  • procedure più rapide per gli sfratti.
  1. Riattivare le case sfitte
    Incentivi per ristrutturazioni e affitto, soprattutto nei piccoli centri spopolati.
  2. Edilizia popolare
    Solo il 4% delle abitazioni in Italia è pubblico. A Vienna il 60% dei residenti vive in alloggi comunali: un calmiere strutturale anche sul privato.

Chi comanda davvero?

I prezzi non li decide un’entità astratta:

  • le famiglie, quando comprano o non comprano,
  • i proprietari, quando affittano o lasciano vuoto,
  • la politica, con fisco, urbanistica, trasporti e incentivi.

In fondo, i prezzi li decidiamo anche noi: con le scelte quotidiane e con ciò che chiediamo a chi governa.

 

Fonti: ISTAT, Eurostat, Centro Studi Tortuga, Cresme

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